Popoli amazzonici: solo una coalizione globale potrà salvarli

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La scarsa quantità di informazioni che arriva dall’Amazzonia indica come il trattamento medico delle comunità indigene sia vicino al collasso. Una coalizione nazionale ed internazionale per la salute e sicurezza delle popolazioni indigene e dei loro territori è urgente per evitare un genocidio.

La coalizione dovrebbe avere l’obbiettivo principale di confrontare le cause che stanno esacerbando la vulnerabilità delle popolazioni indigene. Tra queste, le invasioni dei loro territori, responsabili della fine biologica, economica e culturale di comunità forestali e rivierasche.

È inoltre anche necessario formulare linee guida per politiche di salute indigena che riclassifichino le condizioni materiali dei distretti sanitari e le loro relazioni con gli organi di stati, municipi e governo federale. Tutti i livelli governativi dovrebbero essere coinvolti nella protezione delle vite indigene e degli agenti sanitari coinvolti nella loro cura.

É necessario formulare pratiche sanitarie che contemplino i contesti culturali, sociali ed economici delle popolazioni forestali. Simili linee guida dovrebbero informare politiche sanitarie, creando e rinforzando centri per affrontare i problemi legati alla pandemia negli stessi territori indigeni, cosa che attualmente non accade.

Una simile causa non può avere limiti nazionali o essere soggetta a dispute locali. La mobilitazione proviene da leader indigeni, a diversi livelli di rappresentazione ed articolazione interna ed esterna. È diretta a poteri nazionali costituiti, da quello giudiziario, all’esecutivo ed al legislativo, così come ad istituzioni religiose, accademiche e scientifiche, nonché alla società civile. Tutti dovrebbero invocare giustizia, diritti e protezione delle popolazioni indigene.

Prive di accesso a regolari servizi sanitari e vittime di criminose invasioni territoriali che beneficiano della distruzione forestale e dei suoi abitanti, diverse etnie si trovano ancora una volta di fronte al rischio di un genocidio. Tale situazione richiede uno spostamento dal livello locale alla condanna e richiesta di giustizia internazionale.

La coalizione organizzata dal Coordinamento delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana (Coiab), organizzazioni indigene popolari, entità indigene come il Consiglio Missionario Indigeno (CIMI), istituzioni scientifiche come la Fondazione Osvaldo Cruz ed altre università brasiliane, rivela l’abbandono e la condizione precaria in cui attualmente versano le vite indigene, abbandonate al proprio destino. Inoltre, richiedono protezione per le persone in vita e giustizia per coloro che hanno perso la vita. Occorre ricordare ad organismi internazionali, missioni, ed istituzioni umanitarie che il supporto tecnico e politico delle autorità è indispensabile e passa attraverso l’utilizzo di politiche multilaterali.

Ci riferiamo a risorse, meccanismi, condizioni materiali e logistiche, così come a cure mediche specializzate per confrontare le strategie di silenziamento e marginalizzazione generate dalle politiche di sterminio, attualmente acuite dalla pandemia del Covid-19. Occorre richiedere riparazioni per le vite perse ed impedire gli attacchi predatori sofferti finora dalle popolazioni indigene in virtù del coronavirus.

In altre parole, chiediamo supporto politico necessario per il sostentamento presente e futuro delle società indigene e le condizioni necessarie per la protezione della loro salute e per garantirne la riproduzione demografica. Ricordiamo ad esempio il sistema di protezione multilaterale che media la relazione tra le popolazioni Waimiri Atroari e la società Brasiliana dai tempi del massacro promosso dallo stato per la costruzione dell’autostrada BR-179 e la centrale idroelettrica di Balbina.

Il disprezzo per la salute delle popolazioni amazzoniche esemplifica la relazione spuria tra il governo federale e la regione nord del paese, che è in proporzione la più affetta dalla pandemia. A peggiorare le cose, vi è la scarsa notificazione e la vulnerabilità delle comunità indigene di fronte al coronavirus. Il Coiab, che tiene un conteggio indipendente dalla Segreteria Speciale per la Salute Indigena (Sesai), ritiene che al 15 Giugno, un totale di 249 morti e 3,662 casi confermati di Covid-19 siano stati registrati tra le popolazioni native della regione. Il Sesai riporta invece nei suoi dati ufficiali 101 morti e 3,013 infezioni nello stesso periodo. L’attuale politica non causa soltanto un aumento della mortalità, ma anche la riduzione dei diritti delle persone.

La pandemia colpisce anche le popolazioni non indigene, in alcuni casi costrette a migrare verso piccole comunità rivierasche alla ricerca di maggiore sicurezza sanitaria e minore circolazione ed agglomerazione di persone. Il trasporto rivelino irregolare è indicato come uno dei maggiori fattori di diffusione del Covid-19 nell’entroterra.

La disseminazione del contagio tra le comunità rurali ha portato all’avanzamento della malattia nella Valle Javari, nonostante gli avvertimenti. Attualmente è la regione con la maggior densità di comunità isolante del pianeta, con più di 6,000 abitanti in 2,000 chilometri quadrati, la maggior parte dei quali vive in isolamento volontario. È nostro dovere morale proteggere la loro salute e la loro scelta di non vivere a contatto con la nostra società. Attualmente la Valle Javari corre un altissimo rischio.

Solo attraverso una coalizione diversa ed inclusiva, formata dall’unione di cittadini Brasiliani interessati e dalla solidarietà, la creatività e le risorse messe in campo da organizzazioni ed istituzioni internazionali, le politiche della morte che perseguitano le comunità indigene verranno fermate. Non c’è tempo da perdere. 

A questo link sono riportate 37 iniziative per aiutare le popolazioni forestali indigene a combattere il coronavirus.

Marcos Colón ha conseguito un dottorato in studi culturali presso l’università di Wisconsin-Madison, è professore presso il dipartimento di lingue moderne e linguistica della Florida State University e regista del documentario “Beyond Fordlândia.”
Traduzione: Claudio de Majo
Foto: Renato Soares / Amazônia Latitude

 

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